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Da: Tratto da: webmasterpoint.org Giovedì 14 Gennaio 2010 ore 16:53:51
Lo scorso 17 dicembre, il Consiglio dei ministri ha approvato, su proposta del Ministro dello Sviluppo economico, lo schema di decreto legislativo di recepimento della direttiva 2007/65/CE, relativa ai servizi di media audiovisivi.

Tra i contenuti in esame, una disciplina in materia di pubblicità che prevede una riduzione graduale dei tetti di affollamento orario per tutti i canali a pagamento, sia satellitari che terrestri, nel prossimo triennio. Una proposta che da più parti è stata definita come decreto anti-Sky. Ma c’è dell’altro. Lo schema di decreto contiene anche una parte dedicata a Internet che cambia le regole per la trasmissioni di video sul web e che assegna all’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni il ruolo di sceriffo della Rete.

Il PD si è scagliato contro la proposta del governo. Paolo Gentiloni parla di un vero e proprio biltz affidato al decreto di recepimento della direttiva UE sul product placement mediante il quale il governo si accinge a modificare una parte rilevante della normativa su TV e Internet, senza alcun coinvolgimento del Parlamento. Secondo l’esponente dell’opposizione, il recepimento della direttiva è solo un pretesto per accrescere gli affollamenti pubblicitari su Mediaset e dimunuirli su Sky.

Altrettanto grave, ha sottolienato Gentiloni, è il blitz nei confronti di Internet. Il decreto, infatti, sottopone la trasmissione di immagini sul web a regole tipiche della televisione e una preventiva autorizzazione ministeriale. Un’incredibile limitazione dell’attuale modalità di funzionamento della Rete, ha chiosato il parlamentare. Molto critico anche l’avvocato Guido Scorza.

Autore: Pierluigi Emmulo
Da: L'Europa vara i brevetti sul software. Giovedì 07 Maggio 2009 ore 16:47:50
Tratto da punto-informatico.it

Il software diventa brevettabile in modo non dissimile da quanto avviene negli USA. I ministri europei riescono a modificare il voto del Parlamento europeo che si era espresso contro. L'Italia, che si era detta contraria, si è astenuta. Il Governo italiano che nelle scorse ore con una serie di lettere tra ministri si era detto contrario alla legge europea sulla brevettabilità del software, al momento cruciale ieri si è astenuto: con un colpo di mano maturato nelle ultime settimane il Consiglio europeo dei ministri sulle Competitività è riuscito a far passare una direttiva che introduce la brevettabilità più ampia per il software in Europa. Sulla scia di quanto già accade negli Stati Uniti. Non sono bastate, dunque, le mobilitazioni che per lunghi mesi sono state alimentate dai sostenitori del software libero e delle libertà digitali, non sono bastati i richiami al buon senso da parte di intellettuali e operatori informatici e, soprattutto, non è bastato il voto dell'Europarlamento. Il fatto che l'assemblea di Strasburgo avesse con chiarezza bocciato la brevettabilità all'americana, e lo avesse fatto perché apparivano ormai chiarissimi i rischi che rappresentava, non è stato sufficiente. Ciò è accaduto, evidentemente, per le complesse procedure comunitarie e per il ruolo di secondo piano che il Parlamento europeo riveste rispetto alle decisioni dei ministri dei paesi membri. Non è un caso che proprio nelle scorse ore medesimo destino e percorso abbia seguito un altro provvedimento, quello sul trasferimento agli USA dei dati relativi ai passeggeri europei. Non solo, il Consiglio ha annullato le modifiche di Strasburgo su molti degli aspetti più controversi. Con il voto di ieri, dunque, il mercato del software europeo entra in una nuova fase, dove le imprese potranno brevettare programmi e parti di essi e dove gli sviluppatori indipendenti dovranno trovare nuovi modus operandi, aggirando quei brevetti laddove possibile o pagando le royalty a chi li avrà registrati. Ieri il ministro all'Innovazione italiano Lucio Stanca ha voluto diramare una nota affermando che la direttiva approvata è "contraria non solo agli interessi tipici italiani e delle piccole e medie imprese del settore informatico ma, in generale, crediamo che più si consente il ricorso al brevetto nel software e più si limita il suo sviluppo". Stanca ha anche voluto giustificare l'astensione italiana affermando che "dal Consiglio dei ministri sulle Competitività è uscita una direttiva che, seppure modificata in parte su iniziativa italiana, è ancora insufficiente e lascia ampi spazi di incertezza. Per questo il nostro Paese si è astenuto". La speranza di Stanca è che in "successivi passaggi, nuovi esami del testo possano ulteriormente correggerlo e migliorarlo". Immediata è giunta ieri la critica di Marco Cappato, l'europarlamentare della Lista Bonino che da mesi sta combattendo tanto sul fronte della privacy europea quanto su quello dei brevetti. Proprio due giorni fa Cappato aveva chiesto un intervento forte di Stanca contro quanto stava maturando al Consiglio europeo. "Dopo l'accordo raggiunto ieri dalla Commissione europea sul trasferimento dei dati dei passeggeri negli USA - ha dichiarato Cappato - oggi i Ministri UE hanno approvato la brevettabilità del software. Su entrambi i provvedimenti, il Parlamento europeo si era espresso in direzione opposta, con un voto sofferto uscito da mesi di dibattito. Non stupisce che la Commissione e il Consiglio abbiano dunque scelto un momento di "vuoto" parlamentare per assumere decisioni che si scontrano frontalmente con la volontà dell'unica istituzione direttamente eletta, nella speranza di poter mettere la nuova assemblea di Strasburgo di fronte al fatto compiuto". "È proprio il caso di dire - ha concluso Cappato - che quando non c'è il gatto parlamentare, i topi delle burocrazie europee ballano." Duro anche il commento del senatore dei Verdi Fiorello Cortiana, secondo cui "con un colpo di spugna il Consiglio europeo dei ministri ha approvato la direttiva sulla brevettabilità del software, come se la democrazia non contasse nulla, come se il Parlamento europeo fosse un soprammobile". Secondo Cortiana, Microsoft avrebbe sponsorizzato la presidenza irlandese contribuendo così "a questa scelta di una gravità assoluta". "Questa direttiva - ha affermato Cortiana - è sbagliata nel merito e nel metodo perché blocca, di fatto, l'intero sistema dell'ICT europeo e indebolisce la competitività europea. Oggi si è compiuto un vero e proprio sfregio alla democrazia europea consentendo di brevettare l'alfabeto della conoscenza nell'era digitale. Ora occorre un impegno di tutti, sia a livello nazionale sia europeo, per porvi rimedio".
Da: Informazioni riguardanti il nostro studio. Sabato 06 Dicembre 2008 ore 14:33:13

Lo Studio CELSUS, partner dell'associazione EUROPA CREATIVA, è leader sia nella predisposizione della documentazione tecnica per il deposito dei Brevetti, Marchi, Copyright sia nella loro "ingegnerizzazione" e nei SERVIZI PER LA LORO COMMERCIALIZZAZIONE. Lo studio CELSUS è anche leader incontrastato nella costruzione dei PROTOTIPI MECCANICI E VIRTUALI. Da anni ci occupiamo anche di inserire le invenzioni presso la "MOSTRA TELEMATICA DELLE INVENZIONI", uno dei migliori siti Internet studiato appositamente per questo servizio. Per soddisfare le esigenze di mercato, abbiamo aggiunto un nuovo servizio molto richiesto dagli utenti: LA REGISTRAZIONE DEI DOMINI INTERNET nonché la relativa costruzione del sito in oggetto, il tutto utilizzando le migliori tecnologie presenti sul mercato. Per finire, da anni organizziamo fiere per Inventori dove abbiamo, nelle varie edizioni tenutesi, venduto moltissimi brevetti. Se desiderate ricevere di volta in volta l'invito per parteciparvi, basterà comunicarci il vostro indirizzo completo. Siamo altresì concessionari esclusivi per la rivendita di spazi pubblicitari dei più prestigiosi siti presenti su Internet. Vi ricordiamo che le consulenze sia in studio che telefoniche sono completamente gratuite e senza impegno.

Da: Condannati, penalmente e civilmente, due utenti P2P. Tansini Marcello. Giovedì 18 Settembre 2008 ore 10:29:20
Due utenti P2P sono stati condannati penalmente e civilmente dal tribunale di Milano per aver scaricato e reso disponibile diversi file di film, musica e videogames in circuiti di file sharing. In particolare avrebbero scambiato tali file su Direct Connect, chiamata comunemente DC e usata da migliaia di persone in Italia. La condanna si è basata sulla attuale legge del diritto d'autore e accanto a quella penale, vi è stata anche quella civile con una multa di 3000 euro più il pagamento delle penali amministrative. A livello penale, come afferma l'attuale norma, la condanna verrà cancellata in automatico dalle fedina se nei prossimi 5 anni i due "colpevoli" non ripeteranno lo stesso atto che li ha portati alla denuncia. La stessa legge relativa allo scambio online di materiale protetto dal diritto di autore prevede la possibilità della cosidetta oblazione, ovvero un atto dove l'imputato afferma e si assume totalmente le proprie colpe per quello che ha fatto in cambio dell'annullamento del procedimento penale. E proprio questa via hanno scelto gli altri 9 denunciati che insieme ai 2 utenti, oggi condannati, erano stati colti nello scambio P2P. Da sottolineare che uno dei due condannati ha scelto di opporsi alla sentenza e vi sarà, dunque, un nuovo grado di processo, dove sarà interessante vedere cosa deciderà il giudice.
Autore: Tansini Marcello

Da: Gli Internet Service Provider non dovrebbero, per legge, controllare gli utenti. Giovedì 11 Settembre 2008 ore 10:34:40
Gli Internet Service Provider (ISP) sono le strutture che offrono agli utenti residenziali e alle imprese l’accesso a Internet con i relativi servizi. Come tali, appare scontato che gli ISP siano in grado di controllare tutto il traffico che passa attraverso le loro reti, compresi i dati personali e anche sensibili di milioni di utenti. Paul Ohm, docente di diritto all’Università del Colorado, specializzato, tra le altre materie, sulle problematiche e le normative legate alla privacy, ha scritto un saggio intitolato "The Rise and Fall of ISP Invasive Surveillance", che sarà dato alle stampe nel 2009. Ohm non nasconde la sua preoccupazione in merito alla possibilità per i provider di raccogliere e conservare tutti dati relativi ai propri utenti. In particolare, il professore focalizza la sua attenzione sulla Deep Packet Inspection, ovvero sull’analisi del traffico web attuata per ottenere dati utili a vari scopi. Con la DPI tutto quel che viene effettuato in Rete può essere monitorato, registrato, filtrato, regolato. Il potere di intervento della Deep Packet Inspection è enorme, in quanto essa consente anche un’analisi semantica del traffico finalizzata a capire i contenuti delle email inviate, le applicazioni adoperate, i file scambiati. E se da un lato la DPI è utile per contrastare la pirateria e l’utilizzo improprio del file sharing, dall’altro lato si rivela un pericoloso strumento in grado di violare la privacy. Non solo: gli operatori di TLC utilizzano la Deep Packet Inspection anche per privilegiare il proprio traffico rispetto a quello di altri operatori, in aperto contrasto con i principi della net neutralità, oppure per censurare il comportamento di alcuni utenti, tanto da suscitare le proteste di diversi gruppi di sostenitori dei diritti civili. D’altro canto è innegabile che lo strumento serva anche per ragioni di sicurezza, per bloccare la trasmissione di malware e proteggere gli utenti. Ma le ragioni economiche che muovono gli ISP non possono passare in secondo piano, soprattutto se si pensa che con la DPI possono essere realizzate campagne di pubblicità on line mirate basate sul comportamento degli utenti, il cosiddetto behavioral advertising. Come regolare la situazione, dunque? Ohm sostiene con forza la necessità di impedire che l’utente sia monitorato costantemente e in maniera pervasiva e che la Rete non sia costituita da corsie preferenziali. E ribadisce che lo strumento per garantire la neutralità della Rete e liberare l’utente da un Grande Fratello che lo controlla passo passo è la legge che tutela le comunicazioni dei cittadini dalle intercettazioni. Secondo Ohm si tratta solamente di aggiornare la normativa e di fissare dei paletti ben precisi all’operato degli ISP.
Da: Software che promette di rippare un DVD, senza infrangere la legge. Giovedì 11 Settembre 2008 ore 10:34:40
RealNetworks, azienda produttrice del noto lettore multimediale RealPlayer, ha presentato un software che promette di rippare un DVD, ovvero di realizzare una copia su hard disk, senza infrangere la legge. Come è noto, infatti, in Italia, ma non solo, rippare un DVD è vietato quando questo è protetto con tecnologie di gestione dei diritti digitali, i cosiddetti DRM (Digital Rights Management). In realtà, secondo la legge l’utente può realizzare una copia privata, ma senza bypassare le protezioni. Sinora gli smanettoni e soprattutto i pirati informatici hanno risolto il problema rivolgendosi ai software illegali che circolano in Rete. Ma ora RealNetworks promette di rendere l’operazione del tutto legale, anzi, addirittura l’azienda afferma che RealDvd aggiungerà durante il backup un ulteriore strato di DRM. Il programma viene venduto al prezzo di lancio di 30 dollari, ma a breve il prezzo lieviterà sino a 50 dollari, e consente di copiare in 15-20 minuti circa un intero DVD a doppio strato su disco rigido. Tuttavia per l’utente ci sono due limitazioni. Innanzitutto la copia del DVD potrà essere riprodotta utilizzando soltanto il player di RealDvd. In secondo luogo il DVD può essere riprodotto su un massimo di 5 PC, compreso quello usato per la copia. «RealDvd» ha affermato Robert Glaser, chief executive di RealNetworks «è un prodotto competitivo e responsabile che dà ai consumatori la possibilità di fare ciò che hanno sempre voluto fare. E se guardate il nostro prodotto credo che potrete vedere come siamo stati rispettosi degli interessi di chi detiene i diritti d’autore». Bisognerà vedere, però, cosa ne pensano effettivamente la MPAA e i suoi omologhi.

Da: Contratti telefonici-Internet: si può cambiare senza penale. Lunedì 08 Settembre 2008 ore 14:50:24
Le società di telefonia non possono imporre penali alle imprese e ai professionisti per recessi anticipati di contratti. Lo aveva stabilito la legge Bersani e lo sostiene l’associazione dei consumatori ADUC in una nota, interpretando una recente disposizione dell’Agcom, l’Autorità garante per le comunicazioni. Significa, in sostanza, che gli studi professionali e le piccole imprese possono scegliere di cambiare gestore telefonico per i servizi di telefonia e di connettività a Internet senza rischiare alcun addebito o penale in caso di rescissione anticipata di un contratto stipulato con la compagnia che intendono abbandonare. Secondo l’ADUC l’Agcom ha stabilito una volta per tutte la giusta interpretazione della legge 40/07 (Legge Bersani). Per l’associazione dei consumatori tutti gli operatori di telefonia, di reti televisive e di comunicazioni elettroniche hanno usato per anni una strategia volta a dissuadere migliaia e migliaia di imprese e professionisti dal cambiare gestore, minacciando l’obbligatorietà di pagare i canoni fino alla scadenza naturale dei contratti o penali da 400 euro e oltre. Ora questa modalità di comportamento, segnalata più volte non solo da ADUC, ma anche da altre associazioni a tutela dei consumatori, in quanto praticata anche a discapito di privati cittadini, dovrebbe scomparire dalle strategie delle compagnie di comunicazione. Nel caso tale pratica dovesse continuare a esistere, professionisti e piccole imprese possono opporsi alle richieste degli operatori telefonici tramite una raccomandata di messa in mora, con la quale si intima la cancellazione della cifra ingiustamente addebitata.
Da: Tasse doganali su stampanti e monitor dall'Unione Europea? USA e Giappone non ci stanno. Lunedì 08 Settembre 2008 ore 14:50:24
Una vera e propria battaglia commerciale tra Europa da una parte e WTO dall’altra. È quanto si sta verificando in merito all’interpretazione delle norme inserite nel 1996 all’interno della ITA (Information Technology Agreement), l’accordo internazionale che regola il commercio di prodotti altamente tecnologici. Secondo l’Unione Europea il patto non può essere esteso a tutti prodotti tecnologici, in particolare andrebbero esclusi monitor e stampanti. Per il WTO, invece, in particolare per USA e Giappone, l’ITA è da applicare anche a quei prodotti per i quali l’UE vorrebbe introdurre i tradizionali dazi sulle esportazioni. La polemica non nasce ora, ma si porta avanti da alcuni mesi, da quando, cioè, gli USA hanno accusato l’Unione Europea di non rispettare i patti dell’ITA in merito al commercio dei monitor da 19 pollici, considerati dalla UE come appartenenti alla categoria dei televisori e quindi sottoponibili a dazi, mentre per parte del WTO, USA in testa, avrebbero dovuto rientrare all’interno dell’accordo. Da allora la guerra commerciale non sembra trovare uno sbocco che accontenti entrambe le parti, arroccate sulle proprie posizioni. Alla UE è già stata spedita una prima richiesta di chiarimenti, che potrà però essere respinta. Tuttavia l’Unione Europea non potrà respingere un’eventuale seconda diffida e quindi il caso potrebbe finire sul tavolo della Dispute Settlement Body prevista per il 23 settembre 2008.
Da: Tasse doganali su stampanti e monitor dall'Unione Europea? USA e Giappone non ci stanno. Lunedì 08 Settembre 2008 ore 14:50:24
Una vera e propria battaglia commerciale tra Europa da una parte e WTO dall’altra. È quanto si sta verificando in merito all’interpretazione delle norme inserite nel 1996 all’interno della ITA (Information Technology Agreement), l’accordo internazionale che regola il commercio di prodotti altamente tecnologici. Secondo l’Unione Europea il patto non può essere esteso a tutti prodotti tecnologici, in particolare andrebbero esclusi monitor e stampanti. Per il WTO, invece, in particolare per USA e Giappone, l’ITA è da applicare anche a quei prodotti per i quali l’UE vorrebbe introdurre i tradizionali dazi sulle esportazioni. La polemica non nasce ora, ma si porta avanti da alcuni mesi, da quando, cioè, gli USA hanno accusato l’Unione Europea di non rispettare i patti dell’ITA in merito al commercio dei monitor da 19 pollici, considerati dalla UE come appartenenti alla categoria dei televisori e quindi sottoponibili a dazi, mentre per parte del WTO, USA in testa, avrebbero dovuto rientrare all’interno dell’accordo. Da allora la guerra commerciale non sembra trovare uno sbocco che accontenti entrambe le parti, arroccate sulle proprie posizioni. Alla UE è già stata spedita una prima richiesta di chiarimenti, che potrà però essere respinta. Tuttavia l’Unione Europea non potrà respingere un’eventuale seconda diffida e quindi il caso potrebbe finire sul tavolo della Dispute Settlement Body prevista per il 23 settembre 2008.
Da: Al via i siti legali di poker on line in Italia. Ma non mancano le polemiche. Lunedì 08 Settembre 2008 ore 14:39:47
Ne avevamo annunciato l’imminente lancio qualche tempo fa. Ora il poker, nella sua variante texana denominata Texas Hold’em, che ha catturato l’attenzione di migliaia di telespettatori rapiti dalle partite trasmesse in TV, sta per sbarcare su Gioco Digitale, la prima piattaforma italiana che consentirà agli utenti di giocare e ricevere vincite legali in denaro. È stata l’AAMS (Amministrazione Autonoma dei Monopoli di Stato), in estate, a dare il via libera per la legalizzazione dei tavoli verdi on line, fissando un limite ben preciso al tetto di puntata massimo: non più di cento Euro. E subito due aziende, Gioco Digitale e Microgame, avevano aperto le loro sale virtuali, senza la possibilità di puntare alcuna somma di denaro, ma al semplice scopo di testare i sistemi e di accaparrarsi la clientela. E già allora le associazioni dei consumatori avevano annunciato ricorsi per impedire l’apertura delle sale on line. In queste ore il Codacons ribadisce la propria contrarietà alla legalizzazione del poker on line: «Chiunque, in qualsiasi momento e in qualunque posto si trovi, attraverso Internet può partecipare ai tornei sul web. Tornei che, sì èvero, prevedono un tetto massimo di 100 euro alle puntate, ma illimitato appare il numero di tornei a cui un giocatore può partecipare». A rischio, secondo l’associazione dei consumatori, i bilanci familiari: è noto, infatti, che tali giochi producano spesso assuefazione, così come è noto che si siano verificati casi di persone che si sono rovinate economicamente. Ciò che sfugge un po’ a tutti, però, è il fatto che sono già 200 mila gli italiani che partecipano illegalmente al poker on line sui siti esteri, nonostante questi risultino spesso irraggiungibili dal web nostrano. Un caso anomalo, quello italiano, visto che in altri Paesi europei non ci sono limitazioni in tal senso e le sale virtuali sono una realtà assodata, che consente agli Stati di incassare introiti utili a riempire le casse nazionali. Visto che la legalizzazione è un dato di fatto, si potrebbe pensare anche di far sì che le giocate effettuate sui siti esteri possano produrre vantaggi economici per lo Stato italiano e trovare, almeno, una soluzione di compromesso.
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